Cultura

50 anni di Woodstock: pace, musica, amore e libertà. Qualcosa che forse non sapete.

Quasi 500.000 persone insieme in un concerto evento che avrebbe dovuto essere una piccola faccenda di provincia e invece cambiò la storia della musica dal vivo.

Pace, amore e musia rock

“Pace, amore, musica rock”, ecco qua la formula che, se pronunciata, ci suggerisce, immediatamente, una sola parola: Woodstock. Il 15 agosto del 1969, esattamente 50 anni fa, ed esattamente alle ore 17 e 7 minuti, ebbe inizio l’evento rock degli eventi rock, il festival che cambiò per sempre la percezione dell’idea di evento musicale in tutto il mondo e mostrò, insieme, a tutto il pianeta, la portata del movimento giovanile, del cambiamento sociale e di costume in atto, un cambiamento partito dal 1967, esploso nel 1968 e destinato, pur in assoluta multiformità, a proseguire fino alla fine del decennio successivo.

Woodstock non a Woodstock

Forse non tutti sanno che… Woodstock non si fece a Woodstock. Inizialmente venne affittato il Mills Industrial Park, un parco che occupava un’area naturale di 1,2 km nella Contea di Orange, con una previsione di 50.000 partecipanti; gli abitanti della zona, e specialmente le istituzioni, furono da subito contrari e arrivarono a varare una legge, esattamente un mese prima dell’inizio festival, che segnava il numero di 5.000 partecipanti come massimo per un evento senza permessi extra. La location scelta fu dunque Bethel, nella Contea di Sullivan, a circa 69 (numero ricorrente dell’occasione) chilometri da Woodstock. Inizialmente venne scelto uno spazio di 15 acri che aveva già ottenuto un permesso in vista di un festival di musica da camera ma successivamente, viste le prevendite vendute, ci si rese conto che quello spazio era troppo ridotto e si passò a uno spazio rurale adiacente di 2 km e mezzo, al prezzo di 75.000 dollari cui si aggiunsero 25.000 dollari d’affitto ai proprietari di un’area vicina per ingrandire ulteriormente lo spazio a disposizione. dal punto di vista morfologico, l’area era una sorta di conca che scendeva verso uno stagio, lo stagno Filippini, che fu ovviamente uno spazio d’acqua particolarmente apprezzato dagli avventori.

Di chi fu l’idea?

John P. Roberts, Joel Rosenman, Artie Kornfeld e Michael Lang: ecco i nomi dei responsabili dell’evento, nato dall’incontro tra due: “Uomini giovani con capitale illimitato” che “cercano interessanti opportunità, legali, di investimento e proposte d’affari” (Roberts e Rosenman) e due, Lang e Kornfeld, che li contattarono dopo aver letto questo annuncio sulle pagine del New York Times (l’annuncio era stato pubblicato anche sul Wall Street Journal). Inizialmente si pensò di investire in uno studio di registrazione a Woodstock, che fosse uno spazio dall’atmosfera tranquilla e intima, ma dopo poco si iniziò invece a immaginare una sorta di festival musicale di provincia rispondente a un’attività commerciale che “Woodstock Ventures”. Alla fine, al festival di provincia, arrivarono 400.000 persone.

Ingresso libero… quasi per tutti

Inizialmente, in vista del grande live, furono messi in vendita biglietti d’ingresso, tuttavia, una volta resisi conto gli organizzatori che circa 186.000 biglietti erano stati acquistati in prevendita, il festival divenne una manifestazione a ingresso libero. In ogni caso la prevendita fu utilissima per far comprendere a Lang e soci che le persone attese erano centinaia di migliaia in più dell’esiguo numero previsto.

Chi partecipò

Non c’erano proprio tutti, ma quasi, da Richie Havens che aprì la giornata, la prima, di venerdì, dedicata alla musica folk, passando per Joan Baez al sesto mese di gravidanza, Country Joe McDonald, The Incredible String Band, Ravi Shankar, Tim Hardin (con due brani in scaletta e un live di due ore effettivo), Arlo Guthrie. E poi, il sabato, Janis Joplin & The Kozmic Blues Band, Santana, Canned Heat, Greatful Dead, Sly & the Family Stone, Jefferson Airplane (che iniziarono ormai alle 8 di domenica mattina), Creedence Clearwater Revival, The Who – che iniziarono a suonare alle 4 di notte dopo un epico scontro dietro le quinte (e non solo) che si protrasse poi in un delirio sul palco a causa dell’irruzione dell’attivista Abbot Hoffman dopo Pinball Wizard, arrivato per osteggiare la band e richiedere a gran voce la scarcerazione dell’attivista e poeta John Sinclair che era stato condannato a nove anni di reclusione in Michigan per avere offerto due canne a una poliziotta in borghese. La leggenda narra che Pete Townshend prese Hoffman a chitarrate ma si tratta, pare, proprio solo di leggende metropolitane, vero è invece che Townshend come da icona sbatté più volte la chitarra sul palco per poi gettarla tra le braccia del pubblico. La domenica invece salirono sul palco Country Joe and the Fish, Joe Cocker (che concluse la sua performance con un’epica esecuzione di With a Little Help from My Friends), l’incredibile The Band, Blood, Sweat & Tears, Crosby, Stills, Nash & Young (dalle 3 di notte con un’esibizione prima acustica e poi elettrica e Neil Young che non volle farsi riprendere per evitare distrazioni a sé stesso e al pubblico) e Paul Butterfield Blues Band.

Un lunedì da leoni… se non dovevi lavorare

Jimi Hendrix avrebbe dovuto essere l’ultimo a esibirsi, il suo live era, da ottimistica scaletta redatta prima dell’inizio del festival, previsto alla mezzanotte di domenica sera, sotto sua precisa insistenza a essere in chiusura di scaletta. Eppure tutto slittò, come da prassi festivaliera che ormai, a 50 anni di distanza, tutti conosciamo. Così Hendrix, con la sua band “Gypsy Sun and Rainbows” – a correzione dell’annunciata “The Jimi Hendrix Experience” – salì sul palco di Woodstock solo alle 9 della mattina successiva. A quel punto, però, era lunedì e anche se era il ’69 e c’era Woodstock, molti dovettero rientrare per andare al lavoro. A vedere Hendrix così non andarono in quasi 500.000 ma in 200.000. I 300.000 si persero una performance epica, una delle più grandi della storia del rock nonché la più lunga mai fatta da Hendrix: il live infatti durò più di due ore.

I grandi assenti

Joni Mitchell avrebbe dovuto esibirsi, tuttavia il suo agente preferì spedirla al Dick Cavett Show di quel lunedì, pensando che avrebbe raccolto molto più pubblcico, piuttosto che farla, testuali parole: “sedere in un campo con 500 persone”. Ops. Gli organizzatori contattarono John Lennon per invitarlo con i Beatles, ma i Fab 4 erano già di fatto separati e John rispose che avrebbero suonato solo se fosse stata invitata anche la Plastic Ono Band di Yoko Ono. Gli organizzatori ritennero la Plastic Ono Band troppo sconosciuta rispetto al resto dei nomi in scaletta e lasciarono perdere anche i Beatles. I Led Zeppelin dissero no perché “saremmo stati solo un’altra band in scaletta”, i Jethro Tull rifiutarono perché il leader, Ian Anderson, nutriva un’estrema avversione nei confronti del mondo hippy, delle droghe e dell’alcool. Secondo alcuni i Rolling Stones rifiutarono per motivi personali e famigliari ma secondo altre fonti non vennero neppure invitati perché ritenuti troppo poco pacifisti. E da questo mancato invito, dunque, nacque “a kind of Woodstock West” aka l’Altamont Free Concert, del 4 dicembre del ’69, finito tragicamente con l’uccisione del diciottene afroamericano Meredith Hunter da parte degli Hell’s Angels in veste di security. Bob Dylan fece qualche trattativa ma si tirò indietro a causa della malattia di un figlio e della confusione che si stava creando intorno alla sua abitazione – che si trovava proprio nella a Woodstock.

Un’ottima acustica

Bill Hanley, che fu l’ingegnere del suono dell’evento, commentò così anni dopo in un’intervista circa le performance tecniche a Woodstock: “Andò benissimo. Avevo costruito sulle colline delle strutture speciali per gli altoparlanti, avevo sedici gruppi di altoparlanti su una piattaforma quadrata, che saliva sulla collina su torri di 21 metri. Il tutto era stato settato per poter accogliere da 150.000 a 200.000 ascoltatori e ne arrivarono quasi 500.000. Dietro il palco erano installati tre trasformatori che fornivano 2.000 Ampere di corrente per alimentare l’apparato di amplificazione”. Insomma, tecnicamente fu un grande successo e un’enorme innovazione e apertura sulle possibilità della musica live.

Decessi e nascite

A Woodstock vennero registrati in tutto due decessi: uno causato da un’overdose di eroina, l’altro per l’incidente a un partecipante che dormiva nel sacco a pelo in un campo di fieno quando venne investito da un trattore. Sembra però che due bambini vennero alla luce proprio durante il festival: uno sulla strada statale A17b durante un ingorgo e l’altro all’ospedale dopo un volo con l’elicottero del festival.

Repliche nel ’94 e nel ’99

Woodstock ebbe due repliche: nel ’94 e nel ’99, cioè a 25 e a 30 dalla prima edizione. Nel ’94, ci furono tra i tanti Sheryl Crow, Aphex Twin, i Cypress Hill, i Nine Inch Nails, i Metallica, gli Aerosmith, i Cranberries, Zucchero, The Allman Brothers Band, Peter Gabriel, i Red Hot Chili Peppers, i Green Day, Paul Rodgers Rock and Blues Revue (con Slash, Neal Schon, Andy Fraser e Jason Bonham) e Bob Dylan. E infine, direttamente dal ’69: Joe Cocker, The Band, Santana con Eric Gales e Crosby, Stills & Nash, senza Neil Young, ma insieme a John Sebastian. L’edizione del ’99 incluse invece Alanis Morissette, Chemical Brothers, Dave Matthews Band, Elvis Costello, Fatboy Slim, James Brown, Jamiroquai, Kid Rock, Korn, Limp Bizkit, Megadeth, Metallica, Moby, The Offspring, Rage Against the Machine, Red Hot Chili Peppers, Sheryl Crown… e fu un flop.

FONTE GIULIA CAVALIERE CORRIERE.IT

FOTO CORRIERE.IT

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CORRIERE.IT
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