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Totti: “Oggi avrei preferito morire che staccarmi dalla Roma”

L'ex capitano lascia il ruolo di dirigente: ''Era meglio morire che vivere un giorno così, per questo club sono stato sempre un peso. Ripulire la Roma dai romani è stato fin dall'inizio il loro obiettivo. Con Baldini non c'è mai stato e mai ci sarà un rapporto, Pallotta non l'ho mai sentito in due anni. Il futuro? Ho ricevuto offerte da società italiane"

“Se dovessi consigliare a un giocatore di andare alla Roma? La città è bella: montagna, sole e i tifosi, i più belli di tutti. Ma non mi faccio fregare: i problemi ci sono, quindi io ti dico che cosa non va bene”.

“Dopo una semifinale di Champions pensi che l’anno successivo puoi andare in finale. Di Francesco aveva chiesto 4-5 giocatori che non gli hanno mai chiesto. E non sto difendendo Di Francesco oppure si dice che lo abbia portato io, perché non è così: Di Francesco l’ha scelto Monchi. Dopo la semifinale di Champions ha chiesto dei giocatori, gliene hanno presi zero”.

“La questione Nainggolan? Se sbagli paghi, puoi essere anche Messi o Ronaldo. Nelle altre squadre queste cose non succedono. Se manca il rispetto non si va da nessuna parte, io ero favorevole ad un provvedimento”.

“Tornavo dalle vacanze, mi hanno chiesto un parere su un giocatore. Ho detto “Per me, in questo momento, non può fare bene alla Roma. Ha avuto tanti infortuni, penso che si debba prendere un altro calciatore”. Alcuni dirigenti mi hanno accusato di andare contro di loro. Io ho solo risposto a quello che mi hanno chiesto. Non ho più sentito Monchi”.

“La fede per la Roma non cambia, ma è normale che ho la possibilità di valutare tutto. Non mi espongo più di tanto, sarò sempre rispettoso verso quello che sarà sempre il mio popolo. Cordata? Non ne so niente”.

“Se dovessi avere la possibilità di rientrare, con un’altra proprietà, io sarò dirigente a 360°, che poi è quello che ho sempre voluto. Mi dispiace essere qui a dirlo. Se avessero fatto quello che avevo chiesto, non mi sarei mai dimesso”.

“Per me, non vivendo la città e i tifosi, non sanno cos’è essere romani e non si rendono conto di quello che succede qui. Stare dall’altra parte del mondo è negativo, arriva l’1% di quello che succede. Spero possano accorgersi di questa cosa, ma sembra essere tardi”.

“Ho parlato con Pellegrini, gli faccio i complimenti per ieri pur avendoglieli già fatti. Lui e Florenzi onoreranno la maglia della Roma fino alla fine. E un romanista all’interno di questa squadra serve sempre, perché vedere persone che ridono dopo una sconfitta della Roma è brutto. Non farò mai i nomi, ma è successo. La Roma viene al primo posto. Se c’è unità, il percorso è lineare. Se qualcuno esce dai binari è la fine. Mancini? Spero possa fare bene con la Nazionale, ha una grande squadra e deve essere bravo a portarla sul tetto d’Europa. Cercherò di portargli fortuna”.

“Non pensavo, dopo 30 anni di Roma, di stare qui a dire addio alla Roma. Le mie parole? Spero che da qui riparta il progetto della squadra. Deve capire quali sono i problemi all’interno del club. Non sono qui a dare contro a Pallotta, lui deve essere bravo da oggi in poi a cambiare registro”.

“Ho incontrato Pallotta solo una volta a Roma, ero lì con mia moglie. Poi più nulla”.

“A Pallotta dico grazie per avermi la possibilità di conoscere tante altre cose che non avrei mai pensato di conoscere, oltre ad aver approfondito altre che conoscevo. Non sputo mai sul piatto dove ho mangiato, gli auguro di portare la Roma dove merita di stare, cioè in alto. Spero che possa guadagnarsi la fiducia dei tifosi”.

“Ci sono state alcune offerte da società italiane, una arrivata stamattina. Io prendo tutto in considerazione, essendo adesso libero. Direttore della Juve? Ora non esageriamo, non lo farei per rispetto dei tifosi della Roma. Tante cose legate a giocatori, dirigenti e allenatori le ho sapute leggendo i giornali, immaginiamo che considerazione avevano”.

“Io mi sono sentito un peso per questa società perché mi hanno detto che sono un personaggio troppo ingombrante, sia da calciatore che da dirigente”.

“Malagò presidente della Roma? Mi chiamerà, visto che dicono che siamo amici, avrò sicuramente più fiducia e di potere. Il problema è che quando dico una cosa non va bene. A me non serve stare davanti a tutti. A loro sì”.

“Ultimamente ha cercato in tutti i modi di trattenermi, sempre per vie traverse. In due anni non ho mai sentito nessuno, né Pallotta né Baldini. Mai ricevuto messaggi, chiamate. Che devo pensare? Se avessi sbagliato qualcosa, io presidente alzo il telefono e dico “Tu sei Totti? Hai sbagliato ugualmente, mettici la faccia”. Questo non è mai successo”.

“Troppe vacanze e padel? Quando faccio partite benefiche, loro mi danno la loro disponibilità perché sanno che porto il marchio Roma in giro per il mondo. Tutti i dirigenti vanno a fare le vacanze, purtroppo non li riconosce nessuno e quindi non hanno problemi. La Roma viene sempre davanti a tutto. Sono stato via tre giorni, venerdì ero a Roma, perché c’era il derby. Le mail? Lo sanno tutti, non si possono nascondere, ma io mi fido al 100% di Daniele De Rossi. Ci metto la mano sul fuoco, non è stato lui a dire e pensare quelle cose”.

“Conosco tutto di Trigoria, dai magazzinieri ai vicepresidenti. So come va gestita Trigoria, perché ci sono cresciuto e so quali possono essere i problemi, le risorse, chi parla male e chi ne parla bene. Non farò nomi, ma c’era gente che non mi voleva in questa Roma. Come puoi pensare di aiutare una società se fai il bene di te stesso? A Boston arriva un decimo della verità”.

“Se io fossi presidente della Roma e avessi due bandiere come Totti e De Rossi in questa società, gli darei in mano tutto, per una questione di romanità, etica e rispetto. E questo non è stato mai chiesto: Pallotta si è circondato di persone sbagliate, ed è questo che gli rimprovero. Se io sbaglio per otto anni, mi pongo delle domande oppure ho altri pensieri?”

“Totti non avrebbe cambiato la Roma, avrebbe contribuito a portare un cambiamento. Diciamo che sono state fatte tante promesse, pochissime quelle mantenute. Ho tanti sogni: vedere la Roma competere ad alti vertici com’era tanti anni fa, anche se arrivavi sempre secondo. Magari vincevi qualche coppa. C’erano problemi finanziari che andavano rispettati. Se si deve vendere perché sei a -50,60 milioni devi vendere giocatori importanti. La squadra si indebolisce, è normale questo”.

“Ci sarebbe stata una rivoluzione anche con Conte. Tornare allo stadio? Certo, sarò sempre tifoso della Roma, magari vado in Curva Sud, non vedrò la partita ma metterò una parrucca. Prendo Daniele De Rossi e insieme andiamo a vedere una partita, se non va da nessuna parte”.

“Mai fatto il nome di Sarri, avrebbe fatto comodo, ma era sotto contratto con il Chelsea. Era un vecchio pallino. Ora Fonseca deve trovare una squadra percorribile ma senza intoppi. Lui ha la stima della società per come si è messo a disposizione, è un grande allenatore, che ha studiato, che ha fatto bene allo Shakhtar, e spero che possa fare bene con questa squadra”.

“Già da settembre dissi ad alcuni dirigenti “Se questo è l’ultimo anno di De Rossi diteglielo subito, non due settimane prima come fatto con me”. Tutti temporeggiavano, poi lui si è infortunato, è rientrato, e la situazione si è complicata anche per colpa dei risultati e degli addii di Di Francesco e Monchi. Le cose vanno fatte subito, non bisogna perdere tempo. Gli audio? Sono chiacchiere, con Daniele ho parlato da amico e non da dirigente/ex capitano. Con lui non potevo espormi più di tanto. Se quello che è successo è voluto, è una cosa gravissima: togliere i romani dalla Roma”.

“I direttore tecnico dà un valore importante, ma su Fonseca non ho scelto io. Con Conte alla Roma sarei rimasto. Se mi avessero chiamato prima di scegliere l’allenatore dandomi fiducia, cosa che non hanno fatto, sarebbe stato diverso. Conte era l’unico che poteva ribaltare la situazione alla Roma, e lui mi aveva detto sì. Poi tante cose gli hanno fatto cambiare idea”.

“Fienga è stato l’unico a dirmi che mi avrebbe voluto come direttore tecnico se fosse stato il proprietario della squadra. Ho preso anche la decisione legata a Claudio Ranieri, che è l’unico che ringrazio, un uomo vero, che appena gli ho telefonato mi ha detto “Domani sono a Trigoria”. I romanisti siano fieri di lui, e lo hanno fatto all’addio di Daniele De Rossi”.

“Mettiamo le cose in chiaro: non ho mai chiesto soldi, ma di fare il direttore tecnico perché penso di avere queste competenze. Non ho mai chiesto di comandare, ma di dare un forte contributo e di metterci la faccia. Ho chiesto di decidere come decidono tutti gli altri. Se poi però prendono l’allenatore, il direttore sportivo senza chiamarti in causa, che tipo di direttore tecnico posso essere? L’allenatore era già stato scelto. Cosa sarei andato a decidere a Londra? L’unico allenatore che ho chiamato e sentito era Antonio Conte. Gattuso, Mihajlovic, Gasperini e gli altri non li ho mai chiamati, mai successo. Hanno perso Fonseca che io non ho mai sentito. Allora io per stupido non voglio passare. Non tornerei neanche con questa società ma senza Baldini”.

“Tornare alla Roma? Serve una proprietà diversa che creda nella squadra, in me e nelle mie potenzialità. Non ho mai fatto del male alla Roma, che per me viene prima di tutto, anche in questo momento. Per me è un momento più triste del mio ritiro. Oggi sarebbe stato meglio morire. Per il bene di tutti, è meglio che faccia io un passo indietro, anche perché tanti dirigenti hanno sempre detto che sono troppo ingombrante con questa società”.

“Ci sono tante persone che vogliono investire, però finché non vedo nero su bianco non ci credo. Posso però garantire che tutti vorrebbero la Roma e renderla vincente. Non mi posso esporre perché non so niente. La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Si era riempito, non c’è stata un’ultima goccia. Tante cose mi hanno fatto riflettere e pensare, innanzitutto non essere mai stato reso partecipe se non in situazioni di difficoltà. Mi chiamavano sempre all’ultimo, come se mi volessero accantonare da tutto. Dopo un po’ il cerchio si stringe e poi subentra anche il rispetto verso la persona, non tanto verso il dirigente. Io ho cercato di mettermi a disposizione per dare un qualcosa in più alla società, ma dall’altra parte il pensiero era diverso”.

“Non mi sono sentito parte del progetto, soprattutto sull’area tecnica. Da ex giocatore ho le competenze e l’occhio per guardare a quella parte, più di tante persone. Penso di saperlo fare abbastanza bene, magari anche sbagliando, mettendoci la faccia e prendendomi le mie responsabilità, anche quando le cose vanno male, com’è successo quest’anno”.

“Pallotta deve essere più presente. Se un giocatore vede il capo presente sul campo, è stimolato a lavorare e a mettere la testa a posto. Come quando fai allenamento e non c’è il mister, cominci a fare lo stupido. Se c’è l’allenatore vai a 300 all’ora”.

“Tutti sappiamo i problemi reali e attuali della società, soprattutto legati al Fair Play Finanziario. Questo pensiero, questa scelta difficile di vendere giocatori più forti, più blasonati e che portano più facilmente soldi per tamponare i problemi economici che ci sono. Penso che bisogna essere trasparenti, soprattutto con i tifosi. Io ho sempre detto loro: alla gente bisogna dire la verità, anche se brutta. Una volta feci un’intervista e dissi “La Roma arriverà tra quarto e quinto posto e la Juve vincerà a gennaio il campionato”, mi hanno detto che sono incompetente. Se la gente vuole prendere in giro, è facile. La trasparenza e la verità. Questo crea un danno alla squadra impegnata nella stagione.”

“Il rapporto con Franco Baldini? Non c’è mai stato e mai ci sarà, penso che sia normale che ci siano degli equivoci, dei problemi interni della società. Uno dei due doveva uscire, e mi sono fatto da parte io perché non servono troppi galli che cantano. Ci sono tante persone che fanno solo casini, ognuno dovrebbe fare il suo, in questo modo sarebbe più facile per tutti. L’ultima parola spettava sempre agli altri. Era inutile fare o dire ciò che pensavi o ciò che volevi dire o cambiare. Era tempo perso”.

“E’ stato sempre un pensiero fisso di alcune persone levare i romani dalla Roma. Un pensiero che alla fine ha prevalso, perché sono riusciti ad ottenere quello che volevano sin da quando sono entrati. Hanno subito cercato di mettere da parte da otto anni a questa parte. Col passare degli anni hanno cercato in tutti i modi di arrivare a questo”.

“Da dirigente avevo un contratto di sei anni. Sono entrato in punta di piedi perché per me era una cosa nuova, e ora ho capito che sono due ruoli totalmente diversi. Il campo è una cosa, fare il dirigente un’altra. Sono state fatte tante promesse, ma alla fine non sono state mai mantenute, almeno non quello che io volessi e che loro sapevano. Quello che facevo lo facevo per la Roma, però col tempo ho capito di non voler stare a disposizione di persone che non volevano che facessi questa cosa”.

“Ai romanisti dico grazie, di stare tranquilli e di continuare a tifare la Roma. E’ impossibile vedere Totti fuori dalla Roma, da romanista non può succedere. Per ora prenderò altre strade, al momento giusto tornerò”.

“Non c’è un colpevole: è stato fatto un percorso che non è stato rispettato e ho fatto questa scelta. In questo momento ci sono tante cose che posso fare: sto valutando tranquillamente, in questo mese valuterò tutte le offerte che ci sono sul piatto e mi impegnerò al massimo in quella che mi convincerà di più”.

“Non è stata colpa mia. Ci stava non partecipare al progetto tecnico legato alla squadra il primo anno, a partire dal secondo no. Sapevo cosa volevo fare e loro non mi hanno permesso di farlo, mi ha tenuto fuori da tutto”.

“Ringrazio il Presidente del Coni Giovanni Malagò per avermi dato questa possibilità, in questo posto bellissimo pieno di premi sportivi. La comunicazione meno bella. Alle 12:41 del 17 giugno 2019 ho mandato una mail alla Roma con parole per me impensabili, inimmaginabili. Ho rassegnato le mie dimissioni con l’As Roma. Speravo che che questo giorno non ci sarebbe mai stato, e invece è arrivato questo fatidico giorno che per me è molto brutto e molto pesante. Penso però sia la decisione più giusta, non mi permettevano di lavorare sull’area tecnica. I presidenti, i giocatori e gli allenatori passano, le bandiere no. Conta la Roma, è la prima cosa. Non volevo ci fossero fazioni pro Totti e pro Pallotta. Ho sempre messo la Roma davanti a tutto, è la mia prima casa. E’ stata una scelta difficilissima perché io ho sempre voluto portare ad alti livelli questa società, questi colori, questa città nel mondo”.

Adesso è arrivata anche l’ufficialità: Francesco Totti dice addio alla Roma. Ad annunciarlo, lo stesso ex giocatore giallorosso nel corso della conferenza stampa.

Foto profilo Twitter Francesco Totti

Fonte
ALFREDOPEDULLA.COM
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