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Sri Lanka in rivolta, il presidente Rajapaksa fugge. In fiamme il palazzo del primo ministro Wickremesinghe

entinaia di manifestanti hanno assalito il palazzo presidenziale. La protesta è esplosa a causa della crisi economica che ha colpito il Paese

Il presidente in fuga in gran segreto, il primo ministro che rassegna le dimissioni, la residenza del Capo dello Stato nella capitale Colombo presa d’assalto da migliaia di manifestanti esausti da mesi di sofferenze. Quella del capo del governo in fiamme. Lo Sri Lanka piomba nella crisi politica più nera della sua storia recente, dopo essere già caduto nel burrone del default per la prima volta dall’indipendenza dalla Gran Bretagna ottenuta nel 1948. “Il presidente è stato scortato in un luogo sicuro”, dichiara un alto funzionario della Difesa. “Il presidente è ancora lui ed è protetto da un’unità militare”, portato via venerdì sera prima che la folla entrasse nel suo lussuoso palazzo ieri, iniziando a farsi selfie con la bandiera nazionale sui letti, nei bagni e tuffandosi nella sua bella piscina al grido di “Gota vattene!”. La polizia ha sparato colpi in aria ma non è riuscita a fermare i manifestanti.

Non è chiaro dove si trovi ora Gotabaya Rajapaksa, 72 anni, il Capo dello Stato che assieme al fratello Mahinda – premier fino a maggio – ha regnato nella vecchia Ceylon negli ultimi due decenni. Alcune tv locali hanno trasmesso immagini di un convoglio di auto all’aeroporto internazionale di Colombo anche se non c’è ancora nessuna conferma sul fatto che il presidente abbia lasciato il Paese. “Terminator”, soprannome che il leader si porta dietro dai tempi in cui era a capo delle forze armate durante la guerra civile contro le Tigri Tamil, è scomparso lasciando dietro di sé un Paese ormai in macerie.

La crisi economica

L’inflazione ha raggiunto il 54,6% a giugno e dovrebbe arrivare al 70% nei prossimi mesi. Negli ultimi sei mesi il prezzo del diesel è aumentato del 230% e quello della benzina del 137%. Il Paese ha letteralmente esaurito la valuta estera e non può permettersi di acquistare beni di prima necessità. Manca la benzina, mancano le medicine, manca la corrente, manca soprattutto da mangiare: secondo l’Onu, circa l’80% della popolazione è costretta ormai a saltare i pasti. La crisi economica dello Sri Lanka arriva da lontano, accelerata ora dalla guerra in Ucraina. Gli attentati di Pasqua del 2019, lo scoppio della pandemia l’anno successivo che ha mandato gambe all’aria il turismo su cui si basa quasi la totalità dell’economia e ora il conflitto che ha fatto schizzare i prezzi dell’energia e dei cereali hanno dato il colpo finale. A cui si aggiungono i tagli e le politiche del governo populista dei due fratelli, come la decisione lo scorso anno di vietare l’import dei fertilizzanti chimici, mossa che ha ridotto drasticamente i raccolti dando un colpo devastante al settore agricolo. Sebbene il governo quel divieto lo abbia revocato, la situazione non è migliorata. Infine, anni di spesa pubblica alimentata dal debito estero.Il premier Ranil Wickremesinghe ha convocato d’urgenza una riunione del governo per una “soluzione rapida” della crisi, aprendo la strada ad un esecutivo di unità nazionale. “Per garantire la sicurezza di tutti i cittadini dello Sri Lanka, il primo ministro condivide la raccomandazione dei leader dei partiti di opposizione”, comunica il suo ufficio. Ad aprile il Paese ha dichiarato default sul suo enorme debito estero da 51 miliardi di dollari e ha già iniziato ad intavolare colloqui col Fondo monetario internazionale per un salvataggio.

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