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L’Ue vieta la La direttiva da poco votata dal Parlamento europeo vieta dal 2021 posate, piatti, bicchieri, cannucce e bastoncini cotonati. Articoli che sono sostituibili da altri biodegradabili e più sostenibili per l’ambienteplastica monouso: ecco prodotti e materiali alternativi

Plastica monouso al bando

Dal 2021 non si potranno più utilizzare nell’Unione europea alcuni prodotti in plastica monouso come piatti, posate e cannucce. Il via libera a una politica plastic-free è stato dato da un voto a larghissima maggioranza nel Parlamento europeo alla nuova direttiva che impone anche altri obiettivi per il futuro. Tra questi il raggiungimento entro il 2029 del 90% di raccolta differenziata per quanto riguarda le bottiglie e nuove indicazioni sulla loro composizione: entro il 2025 dovranno essere realizzate con almeno il 25% di contenuto riciclato, per raggiungere il 30% cinque anni più tardi. Dal 2024 invece sarà poi introdotto l’obbligo di avere il tappo attaccato alla bottiglia per evitare che questo si disperda con facilità. Come faremo? Troveremo delle alternative, che già in effetti esistono. Altre se ne aggiungeranno: sono già allo studio nuovi materiali biodegradabili che (forse) un giorno entreranno nel nostro uso quotidiano proprio come è successo con la plastica.

I problemi della plastica

Un voto che segue la decisione politica presa alla fine del 2018 e che è diventato necessario vista la portata dei problemi causati dalla plastica all’ambiente. Basti pensare che il 70% della totalità dei rifiuti in mare è costituita proprio da bastoncini cotonati, posate, piatti, bicchieri, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini. Tutti prodotti non biodegradabili. Alcune ricerche hanno stimato in 8 milioni di tonnellate l’anno la quantità di plastica che finisce nei mari di tutto il mondo con un trend che nel 2025 potrebbe portare a un totale di 250 milioni di tonnellate disperse. L’obiettivo di questa nuova direttiva è quello di evitare l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di equivalente Co2 con un risparmio di spesa complessivo che potrebbe raggiungere i 22 miliardi di euro.

Le alternative in cucina (e a tavola)

Per chi si chiede come siano sostituibili le plastiche monouso in cucina, le alternative sono molteplici. Ci sono piatti e posate di carta che possono essere riciclati e anche nel caso finissero nell’ambiente sarebbero biodegradabili. Anche se poi si apre la questione della quantità di alberi che dovrebbero essere utilizzati per realizzare questi prodotti in modo massivo — tanto da sostituire la controparte di plastica — con conseguenti problemi di deforestazione. Chiaramente esistono sempre i piatti in vetro o alluminio da utilizzare più volte, ma le soluzioni più interessanti sono costituite da quegli articoli compostabili che hanno anche la capacità di biodegradarsi molto rapidamente nell’ambiente. Si parla ad esempio di stoviglie in bioplastica realizzate con materiale rinnovabile di origine vegetale. O ancora prodotti creati partendo dalla cosiddetta polpa di cellulosa, che però ha gli stessi problemi delle stoviglie di carta citate prima.

Il ruolo del silicone

Altri hanno pensato anche all’utilizzo del silicone come possibile alternativa alla plastica monouso, soprattutto per quello che riguarda le posate e i contenitori. Pur essendo un materiale meno inquinante della plastica, il silicone per essere realizzato partendo dal silicio necessita dell’utilizzo di additivi chimici derivanti da fonti fossili rinnovabili. Inoltre per il silicone ci si pone anche il problema di come possa essere riconvertito in altro materiale al termine del suo utilizzo. Infine un altro discorso da non sottovalutare è quello di come il materiale interagisce con prodotti alimentari: alcuni studi stanno anche dimostrando che il silicone in realtà non è un inerte.

I nuovi materiali: la bagassa

Ma oltre a tutti i materiali alternativi alla plastica monouso già ampiamente utilizzati ce ne sono una serie ancora poco in voga ma che potrebbero presto diventare utili. La bagassa, ad esempio, è uno scarto della lavorazione della canna da zucchero che per la sua resistenza potrebbe essere usata nel packaging dei cibi. All’apparenza, è molto simile al cartone. Ma effettivamente ancora più ecologico.

I nuovi materiali: la carta di pietra

La carta di pietra — detta anche carta minerale — è un altro materiale curioso, costituito per l’80% da carbonato di calcio molto diffuso in natura. Simile alla carta, resiste però all’acqua e, soprattutto, non provoca in potenziale un’amplificazione della deforestazione. I tempi di decomposizione vanno dai 3 ai 9 mesi e si ricicla facilmente. La carta di pietra viene usata soprattutto per creare blocchetti e quaderni: l’inchiostro scorre meglio e si assorbe più velocemente.

I nuovi materiali: le bioplastiche

Tornando poi al mondo vegetale possono essere utilizzate anche delle foglie di palma essiccate e pressate oppure l’amido di mais o quello di patata per andare a realizzare delle bioplastiche. Si tratta di materiali simili alla plastica ma biodegradabili. Sono già molto utilizzati, ad esempio per i sacchetti al supermercato, diventati obbligatori dopo una direttiva europea.

I nuovi materiali: la caseina

Senza dimenticare i prodotti che possono essere realizzati partendo dalla caseina, la proteina base del latte. Gli scienziati stanno studiando un nuovo materiale plastico prodotto da una schiuma biodegradabile ultraleggera che unisce la caseina con l’argilla e, in futuro, potrebbe sostituire imballaggi e contenitori in plastica. Pare che sia in grado di conservare i cibi molto meglio, tra l’altro.

FONTE ENRICO FORZINETTI CORRIERE.IT

FOTO CORRIERE.IT

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