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Australian Open, pagellone 2022: Nadal va fuori scala, Barty e Berrettini da applausi, che bravi Kyrgios e Kokkinakis!

Il consueto pagellone di fine torneo, edizione 2022, ritorna nella formula da 0 a 10. In questo caso da 0 a 21, visto il record di Nadal e un successo veramente storico. Da Rafa alla Barty, da Berrettini a tutti gli altri fino a Craig Tiley e la politica. Promossi e bocciati agli Aus Open 2022.

E chi se lo dimentica più questo Australian Open 2022? Iniziato fra le polemiche per il braccio di ferro fra Novak Djokovic e il governo australiano, querelle chiusasi con il ritiro del visto e l’espulsione dal paese, il primo Slam della stagione si è concluso in gloria con la leggendaria vittoria di Rafael Nadal, diventato a 35 anni il primo giocatore a toccare quota 21 Slam. Un successo maturato in maniera romanzesca, in un crescendo rossiniano che ha avuto come highilights la pazzesca finalissima vinta contro Daniil Medvedev, un match lungo oltre 5 ore e che è già storia. E che dire degli exploit di Ashley Barty nel femminile e dello strano duo Kyrgios-Kokkinakis nel doppio maschile. E così dopo il pagellone degli italiani è tempo di dare i voti al meglio e il peggio di questo AusOpen 2022.

Voto 21. Rafael Nadal

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Sissignóri, 21. Perché qui si va fuori-scala, perché di fuori-classe si tratta, di qualcosa fuori dall’ordinario stiamo parlando. E mai possibile che dopo 15 anni di carriera, di titoli, di record, di partite incredibili ci si possa ancora sorprendere di Rafael Nadal? Evidentemente sì. 2-6, 6-7, 2-3 e 0-40. Nadal era qualcosa in più di un tennista spalle al muro. Contro il più forte, dati alla mano, in questo momento, sul veloce, considerando che il buon Daniil, 4 mesi fa, a New York, levava la gloria a Djokovic. Che altro si può dire che non sia stato detto? Quale superlativo si può scovare nel vocabolario che non sia già stato usato? Noi siamo senza parole. Quindi diamo i numeri. Voto 21. Non esiste, ma rende l’idea.
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Australian Open
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29/01/2022 A 07:34
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Voto 10. Ashleigh Barty

Tre finali. Tre superfici diverse. Tre vittorie. Non un set perso sulla strada al titolo. Quarantaquattro anni di attesa affinché un’australiana tornasse a imporsi nel femminile a Melbourne. Non ha vinto. Ha dominato. Ha spaccato. Ha fatto vedere di essere la più forte e la fatto quando più contava e dove più, per lei, era difficile. Come dicono dalle sue parti, adesso, ‘sky is the limit’. Sbloccato anche questo livello di difficoltà, per le altre, se sta bene, saranno problemi.
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Voto 9. Danielle Collins

E’ stata una grande corsa, quella dell’americana, nel tabellone femminile. Un torneo speciale anche per lei, per una ragazza che tra difficoltà e guai fisici – piuttosto seri – è saputa venire fuori con la tigna di una vera combattente. La stessa che, forse per rispetto del pubblico, non è riuscita a gridare ai quattro venti, come suo solito, nella finale. Nulla però le toglie al cammino. E forse, con due urletti in più, al terzo set, ci saremmo divertiti.
Danielle Collins

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Credit Foto Getty Images

Voto 8. Matteo Berrettini

Mancherà pure quel che manca a farne un campione slam, ma questo ragazzo qui in 6 mesi si è fatto finale a Wimbledon e semi in Australia, imprese mai riuscite a nessun italiano in 130 anni di tennis. Io non me la sento di scendere sotto l’eccellenza. Se voi credete, fate pure.
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Voto 7. Agli Special K

aka Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis. Che hanno rimesso il doppio sulla mappa del tennis: attenzione mediatica, stadi pieni, spettacolo assoluto. Una vittoria arrivata battendo tutti i più forti – compresi i numeri 1 incontrastati Mektic-Pavic – e che speriamo ridia spinta anche alle loro carriera da singolaristi. Kyrgios per ritrovare un po’ di passione e continuità in questo sport, Kokkinakis per mettere alle spalle gli infortuni.
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Voto 6. Iga Swiatek

Ancora una volta alla seconda settimana slam, l’unica che con costanza, da quel titolo al RG 2020, centra sempre almeno gli ottavi. Progressi anche sul cemento, la conferma di essere diventato un polo su cui fare affidamento nel femminile. Certo, per diventare avversaria da contrapporre con alla n°1 Barty serve ancora qualcosa.
Iga Swiatek

Iga Swiatek

Credit Foto Getty Images

Voto 5. Alla riposta di Shapovalov

Inaccettabile uscire così, sul più bello, quando ha praticamente cotto Rafael Nadal, mica il primo che passa. Fai l’impresa più difficile e ti perdi quando vedi il traguardo, molli quando di basterebbe far partire lo scambio. Oh, bravo anche Rafa eh, per carità. Ma due punti gratis a game quando di là c’è uno attaccato alla macchina del ghiaccio resta una bella macchietta per questi pretendenti al trono. E’ come correre i 42 chilometri di maratona e dimenticarsi di fare gli ultimi 195 metri. Il Dorando Pietri dell’Aus Open ’22.
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Voto 4. Al servizio della Sabalenka

Perso, in aereo. Mai arrivato in Australia. Oggetto smarrito al deposito bagagli e mai più recapitato alla povera Aryna al suo arrivo a Melbourne. Ha provato a giocare, facendone a meno. Si è anche portata via un quarto turno, rischiando addirittura di pescare i quarti, che visto la situazione non è male. Certo, che la n°2 del mondo sia ridotta a questo è indicativo. Speriamo per lei lo ritrovi lì, tipo Kevin McCallister, ad attenderla, a perdonarla, al rientro a casa.
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Voto 3. Alexander Zverev

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più. Così canterebbe Battisti per il fratello gemello di Zverev, quello cattivo, quello che pensavamo fosse finito definitivamente in soffitta. L’Hugo Simpson, in catene, sotto custodia. E invece, ancora una volta, dentro gli slam, come un demone, trova la chiave per liberarsi e negare la gioia a Sascha, che nel resto dell’anno fa il fenomeno e batte tutti. Salvo quando conta sul serio per davvero, quando in palio c’è quel per cui tutti lottano. Lo rivediamo a Parigi?
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Voto 2. Al duo Norrie-Hurkacz

Ovvero gli uomini che si erano spinti fino a Torino, che avevano infiammato la corsa alle ATP Finals 2021. Non pervenuti. Il primo fuori con Korda, e vabbé, primo turno scomodo; l’altro ko con Mannarino, in 3 set, senza vederla. Perché arrivare in alto può anche essere “semplice”, ma rimanerci, di certo, è la parte più complicata. In bocca al lupo per la stagione.
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Voto 1. Ai controlli Covid-19

Perché in questo torneo al di là di Djokovic a nessuno è più fregato nulla. Ce l’ha detto chiaramente Tomic fin dai primi giorni, che denunciava menefreghismo totale; ce l’ha confermato Zverev, che testuale ha detto “non siamo controllati, se lo fossimo credo che scopriremmo più positivi”. Qualche test fai da te consegnato ai tennisti e sostanziale liberi tutti. A parte Humbert, zero casi. Una specie di miracolo. Non ce né coviddi. Bene così.
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Voto 0. A Craig Tiley (e non solo)

Perché d’accordo il solito gran torneo, d’accordo tutti i giocatori contenti e in difesa, ma nel caso Djokovic c’è lo zampino grosso come una casa di Tennis Australia. Ne è venuta fuori una baracconta, un circo mediatico globale, dieci giorni di show e un minimo comune denominatore: una figuraccia. Sua. O se non altro sua e di chi gli ha fornito le indicazioni all’interno del governo dello Stato di Victoria per ottenere un’esenzione su cui il governo federale non era troppo d’accordo. Che anche lì poi, a spulciare dentro i documenti dell’ATAGI (il cts in versione australiana, per intenderci) le cose sono tutt’altro che chiare… E dunque un bello zero anche alla politica, valà, che ha colto la palla al balzo per giocare la sua, di partita.
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FONTE Simone EternoSimone Eterno

 

Fonte
eurosport.it
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