
L’Artico è una delle regioni del pianeta più soggette al cambiamento climatico. Osservarne e comprenderne le trasformazioni è uno degli obiettivi delle attività di ricerca svolte da trent’anni nella stazione ‘Dirigibile Italia’ del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), che con l’autunno si avvia a una nuova fase di attività.
Inaugurata nel maggio 1997 a Ny-Ålesund, nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, la base è intitolata al velivolo con cui il generale Umberto Nobile partì da qui per la sua seconda e sfortunata spedizione polare. Nel corso di questi tre decenni è diventata un punto di riferimento logistico e scientifico per la ricerca internazionale, con più di 30 progetti e circa 50 missioni ogni anno che coinvolgono un centinaio di ricercatori e ricercatrici. Dal 2020 la gestione è affidata all’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP).
Un simbolo della ricerca italiana
Situata a 78°55′ di latitudine nord, in un’area sentinella dei cambiamenti globali, ‘Dirigibile Italia’ supporta attività di monitoraggio atmosferico, osservazioni sul permafrost, studi sugli ecosistemi della tundra e ricerche oceanografiche che contribuiscono a serie di dati di lungo periodo fondamentali per la comprensione dei processi.
Tra le infrastrutture della base, la Amundsen-Nobile Climate Change Tower (CCT), inaugurata nel 2009 e intitolata a Nobile e Roald Amundsen. Alta 34 metri, misura in continuo temperatura, umidità, vento, radiazione solare e scambi di energia tra atmosfera e superficie, contribuendo alla comprensione delle interazioni tra aria, oceano, ghiaccio e suolo. Il laboratorio Gruvebadet è un riferimento per lo studio di aerosol e composizione chimica dell’aria artica, con l’analisi di particelle sospese, contaminanti e trasporti atmosferici di masse d’aria e aerosol provenienti dalle medie latitudini.
“Le osservazioni e le misure continue di lungo periodo di queste infrastrutture costituiscono un patrimonio essenziale per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti di origine antropica che stanno modificando l’Artico”, sottolinea Mauro Mazzola, ricercatore del CNR-ISP e station manager di ‘Dirigibile Italia’. “I dati indicano un aumento di temperatura media da 1.1 °C ogni 10 anni a 1.35 °C per decennio tra 1993 e 2011, con l’aumento massimo registrato nella stagione estiva. In parallelo si registra l’aumento della temperatura di 1°C in 10 anni delle acque del Kongsfjorden, o Baia del Re, sempre più influenzate dalle masse d’acqua atlantiche, uno dei segnali di un fenomeno detto Atlantificazione dell’Artico”.
Anomalie significative
Nell’aprile 2026 il progetto europeo LIQUIDICE, coordinato dal CNR-ISP, ha registrato temperature fino a 12°C sopra la norma, che hanno causato una rapida e prematura fusione della neve sulla terraferma, la formazione e l’attivazione anticipata di processi di fusione sui ghiacciai e nelle aree costiere che formano torrenti e canali superficiali di acqua di fusione. I primi 15–20 cm dello strato basale del manto nevoso si sono completamente saturati di acqua liquida, formando spessi strati di ghiaccio e compromettendo l’accesso alle risorse alimentari della fauna locale.
Anche gli studi del CNR sul trasporto di aerosol offrono elementi importanti per comprendere le interazioni tra atmosfera e criosfera. La deposizione di polveri di origine sia naturale sia antropica, che le correnti aeree trasportano anche da grandi distanze, su neve e ghiacciai, ne riduce la capacità di riflettere la luce solare (albedo), processo che accelera lo scioglimento di manto nevoso e ghiaccio, alimentando l’amplificazione climatica artica.
“Cambiamenti che incidono sull’intero sistema”, prosegue Mazzola. “Oggi osserviamo un Artico profondamente diverso da quello di appena trent’anni fa in cui cambiano contemporaneamente ghiaccio, oceano, atmosfera e biosfera. Un altro segnale evidente è la riduzione del ghiaccio marino: quello estivo è meno esteso e il ghiaccio pluriennale viene sostituito da uno più giovane, sottile e vulnerabile alle condizioni atmosferiche e oceaniche”.
Dalla baseline alla moving baseline
Altri team di CNR-ISP hanno monitorato le condizioni marine, registrando negli strati superficiali superiori delle acque del fiordo temperature superiori di circa di 3°C, assolutamente anomale per il periodo. Tra le attività previste nella campagna autunnale, le operazioni oceanografiche del progetto PRA Italian Marine Observing System (iMOS#24), infrastruttura coordinata dal CNR-ISP che raccoglie dati di lungo periodo negli oceani polari.
“I mooring, sistemi strumentati ancorati al fondale marino, registrano in continuo parametri fisici, chimici e biologici della colonna d’acqua e permettono di monitorare l’ambiente marino anche quando le condizioni ambientali impediscono la presenza diretta dei ricercatori”, spiega Patrizia Giordano, ricercatrice CNR-ISP, “seguendo l’evoluzione delle masse d’acqua, della circolazione marina e degli ecosistemi: dati e informazioni essenziali per comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici negli ambienti polari”.
Proseguono le attività di monitoraggio del permafrost, il terreno costantemente congelato che è uno degli elementi più sensibili al riscaldamento. La degradazione del permafrost può infatti modificare la stabilità del suolo, alterare il paesaggio e favorire il rilascio di gas serra intrappolati nel terreno da migliaia di anni. Parallelamente, i ricercatori stanno documentando la progressiva espansione della vegetazione alle alte latitudini, il cosiddetto Arctic Greening, in molte aree delle Svalbard.
“La sfida non è più soltanto misurare il cambiamento, ma comprenderne la direzione. Per molti anni abbiamo valutato le trasformazioni dell’Artico rispetto a una condizione relativamente stabile”, conclude Giuliana Panieri, direttrice CNR-ISP. “Oggi dobbiamo confrontarci con una moving baseline: il sistema evolve così rapidamente che cambia anche il punto di partenza delle nostre osservazioni. Le serie storiche raccolte a Ny-Ålesund non ci permettono solo di quantificare quanto l’Artico stia cambiando, ma soprattutto di capire verso quale Artico stiamo andando. Temi che porteremo all’attenzione della Conferenza polare che si terrà al CNR”.
La Conferenza nazionale polare si terrà a Roma, presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con ENEA, INGV e OGS, dal 5 al 7 ottobre prossimi.



