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Price Cap, salta il vertice: ‘non ci sono piani per luglio’

Ieri Mario Draghi era andato in pressing per il summit, con la sponda di Macron

Non ci sono piani per un summit straordinario a luglio“.

E’ quanto si apprende da fonti europee mentre è ancora in corso il vertice dei leader.

Le stesse fonti confermano come “un leader” al tavolo dei 27 ieri abbia fatto richiesta della riunione.

Ieri era stato il premier Mario Draghi a chiedere un vertice straordinario sull’energia, con la proposta della Commissione sul price cap al gas finalmente sul tavolo. E l’Italia aveva ottenuto delle prime, ufficiose aperture. La presidenza ceca, che entrerà in carica a luglio, non è contraria al summit a luglio ma a patto che si parli anche di inflazione.

Per l’Italia si tratterebbe comunque di una sottigliezza visto lo stretto legame tra i temi. La missione del presidente del Consiglio è portare a Bruxelles, nelle pieghe di un vertice dedicato in prima battuta all’allargamento dell’Unione, il senso di urgenza che serpeggia a Roma e in altre cancellerie europee sul dossier energia. Sulla proposta del price cap si sta creando un fronte mediterraneo. Lo spagnolo Pedro Sanchez è arrivato annunciando di portare sul tavolo del summit la “riforma del mercato elettrico” e di “un tetto ai prezzi del gas”. Il capo del governo greco, Kyriakos Mitsotakis, è andato oltre.

“Ribadirò, insieme al presidente del Consiglio italiano, l’ormai urgente richiesta di iniziative coraggiose a livello europeo, come l’imposizione di un tetto al prezzo all’ingrosso del gas”, aveva spiegato Mitsotakis. Piccolo particolare: poche ore prima del vertice europeo, nella serata di mercoledì, il premier ellenico era a Palazzo Chigi proprio con Draghi.

La richiesta italiana aveva incassato anche la forte sponda della Francia. In un bilaterale organizzato negli uffici della delegazione italiana, prima del Consiglio europeo, Draghi e Emmanuel Macron hanno parlato, secondo fonti ufficiali, dei temi in agenda al Consiglio. Di fatto il premier italiano e l’inquilino dell’Eliseo hanno rinsaldato l’asse sulla richiesta di un intervento europeo sull’energia.

Il richiamo al price cap, dopo un’ultima trattativa notturna, è stato inserito nelle conclusioni del Consiglio che, si legge, “nel contrasto all’uso come arma del gas da parte della Russia e richiamando le conclusioni del 31 maggio, invita la Commissione a proseguire nei suoi sforzi nell’assicurare le forniture energetiche a prezzi accessibili”. Ma all’Italia non basta.

Perché al vertice di fine maggio l’esecutivo Ue era stato invitato a esplorare le opzioni per calmierare i prezzi dell’energia, incluso un price cap temporaneo. E, in un mese, nessuna proposta è uscita da Palazzo Berlaymont. Anche per questo Roma e altri Paesi potrebbe chiedere un’ulteriore limatura alle conclusioni. Disegnando un timing meno indeterminato per la Commissione.

Nella strategia di Palazzo Chigi il tetto al prezzo del gas si configurerebbe come una sanzione con cui rispondere a Mosca che, ormai da settimane, sta usando l’energia come un’arma. In tal modo la messa in campo della misura sarebbe anche proceduralmente più rapida, non essendo necessario modificare direttive sul mercato dell’energia attualmente in vigore. E nel fronte dei contrari qualche piccola crepa comincia ad aprirsi.

“Non ci opponiamo per principio” e la “valutiamo la proposta” ma potrebbe non funzionare, ha spiegato l’olandese Mark Rutte. Dalla Germania, per ora, filtra un freddo silenzio. Il timore, a Berlino e nelle capitali più dipendenti dal gas di Mosca, è che come ritorsione Vladimir Putin chiuda i rubinetti definitivamente. Ma quei rubinetti, è il ragionamento che fa il governo italiano, si stanno chiudendo comunque. E nella sua crociata sull’energia il governo ha il pieno sostegno dei principali partiti. Enrico Letta, a Bruxelles per il summit di S&D, ha posto il tema al cancelliere Olaf Scholz: “Il price cap deve essere un obiettivo”, ha sottolineato il segretario del Pd. Ma Scholz non governa da solo. E i suoi alleati liberali saranno un osso duro da convincere.

TABARELLI: ‘COMPLICATO INSERIRE IL PRICE CAP’
Introdurre un meccanismo di price cap del gas “è complicato, sono entrate a gamba tesa, interventi contro l’economia. Non c’è un sistema collaudato, è cosa nuova, dovremmo inventarcelo”. Lo dichiara all’ANSA il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli. “Va ricordato inoltre che una guerra in Europa non si vedeva da 70 anni. E 20-30 anni fa non c’era il mercato spot Ttf. Applicherei le regole che c’erano prima del 2010, che piacevano anche ai produttori esteri: avere delle formule, nei contratti di vendita, legate al petrolio. Se le applicassimo il prezzo massimo adesso non sarebbe 80 ma 40. Direi di applicarle subito”. Tabarelli spiega anche una delle possibili applicazioni del tetto al prezzo del gas: “Si stabilisce un prezzo, un limite, che potrebbe essere 80 euro al megawattora. Una volta individuato il prezzo massimo stabiliamo che i consumatori finali non devono pagare più di 80. A questo punto applichiamo il meccanismo: se io importo gas pagandolo ad esempio 130, che è il prezzo corrente, la differenza tra 80, che riceverò dai consumatori finali, e i 130 che ho pagato, ovvero 50, me la dà lo Stato. Questa è la base del meccanismo. Poi si possono fare altre articolazioni più complesse, ma il consumatore finale non deve pagare più di 80”.

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